La parte del mondo che non sei tu

Avrei voluto vedere la città
per capire dove inizia questo bisogno
questo battito negli occhi
che non sono tamburi ma piedi nella polvere

Se le parole hanno un peso loro
allora posale, come virgole nel porfido
e lascia che sia la musica -per un giorno-
a dare senso e pause al movimento

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Il colore della terra

Ti ho voluto bene di pomeriggio
perché era più facile odiarti la sera
ora lascia che ti dica cosa non va nel vento
e in cambio mostrami cosa vedi tu di me

Io -devo dirtelo- non capisco i tuoi luoghi
e faccio fatica anche col tuo dialetto
mentre tu li ricevi piani i miei pensieri
e ti basta volerlo e hai già vinto

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CONCORSO per poesie, racconti, grafica

Dai che se siete qui scrivere piace anche a voi, e cosa c’è di più bello dopo aver scritto di vedere la propria opera pubblicata? Nessuno legge apre il suo primo concorso: Nessuno scrive, aperto a poesie, racconti e con anche una sezione di grafica! Il bando completo è a questo link:

www.nessunolegge.wordpress.com/nessuno-scrive-bando-di-concorso 

e per ogni eventuale dubbio basta mandare una email a nessunolegge@gmail.com o scrivere alla pagina facebook www.facebook.com/NessunoLegge 

 

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Nikolaikirche

Mi ricordo ancora che cos’era dormirti
l’odore di lavanda e dopobarba della tua stanza
e respiro di gola -ora- per non sbagliare
per non rivivere i polsi di quelle notti
e lui va, andrà, so che non resta.
Ogni vetro di blu rifratto, di viola
mentre camminavo, e pensavo, e non volevo pensare
a lui, adesso, che è lo stesso errore

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Le cose reali

Esistono notti in cui ti cerco, o ti cercherei
segreti di un freddo che mi spinge a sfiorarti la guancia
e rami, fragili rami di mirtilli che maturano al sole
sotto i commenti leggeri des hommes qui travaillent

Ne sono passati di anni da quando abbracciavo in silenzio
ora in silenzio sgrano la notte
mentre tu ti giri a una voce diversa
e non ti curi dell’incoerenza dei luoghi

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Un semplice tratto

Vuoi intrecciarmi tu i pensieri?
Poi girarli e alzarli sulla nuca
come se fosse leggera questa notte
fingere per un lungo respiro che vada bene.

Ma è pesante invece il dovere di tenerti
la fitta improvvisa quando non penso
l’attesa preme sui polmoni e dietro il collo
come un’altra vita, quando tu non c’eri

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Udite udite!

È già il 29 maggio? È già il 29 maggio.
E allora è giunto il momento di dirlo: tra poco, poco, pochissimo -e più precisamente il 2 giugno alle 19– vedrà la luce un nuovo progetto al quale partecipo e in cui credo: una rivista letteraria che raccoglie testi inediti di scrittori esordienti. Nel primo numero (per chi sul mio blog non ci è finito per sbaglio) 7 mie poesie nuove nuove, ma soprattutto (anche per tutti gli altri) tanti bellissimi racconti di altri autori! Tutto liberamente scaricabile al sito www.nessunolegge.wordpress.com dove fin da ora vi aspettano racconti, poesie e romanzi a puntate. Insomma, ce n’è per tutti i gusti!

 

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I tigli

La tua mano mi sfiora mentre respiro
l’errore di un attimo che mi incrina la pelle
e vorrei conoscere il prezzo delle parole non dette
ma salgo sul bus e lascio Berlino
lascio l’est, il muro, le foglie argentate

Tu torni? No, sono io che mi sposto

con gli occhi aperti e le braccia chiuse
per lasciare -questa volta- che tu resti

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La bella

Di bianco e di nero, i muri di pietra
i palazzi dipinti, le piazze, i viali
una città orgogliosa che invecchia nel vento

Di nero e di bianco, gli scogli affilati
stradine in salita, conigli, un rimpianto
il sole già caldo nel mezzo di marzo

Di bianco sul nero, i capelli di un uomo
mi parla, lo ascolto, però non lo guardo
lo fisso più tardi: ha la barba e un sorriso

Di nero nel bianco, la galleria per tornare
ma taci un momento, c’è troppo rancore.
Dì bianco. Dì nero. Anche grigio se piove.

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Just something wrong

Ci sono cose che si possono e cose che no
tu -ad esempio- non puoi dire di amarmi
l’immoralità di farlo sarebbe palese.
Io -per contro- non posso riaverti.

Ma posso bere una birra, o scriverti versi
e tu li puoi leggere se passi di qui
su tutto il resto, io, non ricordo regole
quindi scrivi,o leggi, secondo il tuo ruolo.




 

Le cose giuste (i tre Sel)

 


Mi ha chiesto di parlargli di giorni passati, e io gli ho detto che aprile non è il mio momento: mi ha promesso di scrivermi, il cinque del mese.

Era notte, o almeno sera, perché è al buio che succedono le cose. Con il primo iniziava sempre alle dieci, erano le mani, per prime, a fermarsi. Poi toccava ai piedi, che si muovevano appena. Per il secondo dipendeva dall’orario della cena, ma arrivava sempre un momento in cui gli contavo le ciglia.
Ed ora ci sei tu, e non sono sicura di quali siano i termini dei nostri limiti. Comincia la sera, ovviamente, come sempre, e si protrae la notte, anche fino al mattino. A volte fa male come se non fossi io, questa volta, ad avere le lame, altre invece è come un abito lungo: leggero sul petto e che scende frusciante.
Se vuoi, se davvero lo vuoi, puoi farmi otto domande, e io ti spiegherò i colori che non uso più, uno per uno. Ti dirò del bianco e di come graffia alla gola, del calore del verde che mi avvolge la spalla, ti sussurrerò dell’arancione e del viola, col dovuto rimpianto, e una nuca non mia, sono andati anche il giallo, e il blu, ma per motivi minori, mentre il grigio e il rosso sono solo etichette.

 

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Per noi (ma proprio tutti)

Mi compiacevo del mio essere donna, e straniera
mi dava una certa sicurezza essere minoranza
(credevo di non poter inciampare nella vostra Italia)
ed erano offese a metà i mormorii

Ma stancano e logorano anche i pesi che non senti
(e anch’io ho offeso, un amico tra tutti)
sono tornata a casa, non so se è meglio
ma non prendo più né insulti né complimenti per metà

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Non finirà con te
un altro minuscolo filo si dipana
e una speranza che non c’era già apre le dita
non posso farci niente se sono felice.

Tu sei più prudente, più ritratto
lo so: sono mie vecchie amiche le tue paure
sarà per questo che scelgo un verde prato
e se il tuo primo è stato mio lo sarà anche il suo

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Dal Ticino con amore (e malcelata invidia)

So che gli anni hai smesso di contarli
che ci si abitua presto ai turisti in fila
e che il colosseo diventa un profilo come un altro

Ho apprezzato la tua cortesia aperta
gli anziani che dipingono sui ponti
e la sensazione di non aver nemmeno iniziato

Voglio tornare a inciampare sulle tue pietre
intrufolarmi ancora tra la folla per una foto
e chiedermi come sarebbe darti per scontata

Ma Roma, Roma per favore
dimmi chi era l’uomo in bronzo nel vicolo
e da quanto è lì la fontana nella piccola piazza

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Delle frasche

Sarebbe bello tenerti per mano
passeggiare con te sull’Aventino
guardare gli ulivi quando non c’è nessuno
ma sei solo una fotografia sul telefonino
un desiderio vago
un sentimento che non riconosco

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Dalle parti di Lucerna

Ti ho raccontato la sua paura dei tagliaerba?
Credo mi abbia calmato qualcosa dentro:
è amore anche questo che ho per loro
fatto di risate e cadute e mani e pance nude.

Il lago posso anche cambiarlo
ma il mare quello resta sempre mio
e se mi perdoni una città che non ti ho detto
potrei chiederti in prestito qualcosa che non è tuo.

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Ti avrei trovato

Se non fossi tu ad esserci quando non ti aspetto
se non mi sorprendessi ancora ogni dodici anni
se non sorridessi di cose per cui potrei piangere
se non fossi spietatamente tu, sempre


io ti avrei cercato in ogni scherzo amaro
ti avrei portato al parco coi moli
ti avrei insegnato lo stesso a chiedere scusa
ti avrei anche regalato una primula

ma ci hanno visto tutti allontanarci insieme da scuola
testimoni dicono che ci curava lo stesso dottore
sembrano esserci prove che ci confidiamo segreti
e addirittura qualcuno sussurra che siamo grandi amici

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Due

Siete due, sarete sempre in due
anche quando litigherete
anche quando non sarà più un tirarsi le gambe.

Noi eravamo tre e ancora lo siamo
lontani ci riuniamo
vicini ci stuzzichiamo.

E così voi, che ci sarete più di noi
che vivrete un mondo che io non so
vi troverete in due, per sempre due.

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Lungo la schiena

È un’idea che scivola
poco più di un sorriso mentre cucio
poco meno di un progetto sulle dita

C’era un profumo tempo fa
(una maglia marrone)
c’era e spero che non torni

Chiamala vanità ricordare che sapeva
metteremo due gocce anche su questo
non chiedermi però di non dormire

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Mal d’Africa

C’è qualcosa che chiama
qualcosa di giusto nei piedi nudi sulla vegetazione secca.
Mi sono addormentata con la Croce del Sud negli occhi
e quasi non distinguevo il buio tra le stelle.

C’è qualcosa che chiama
e dentro me qualcosa desidera rispondere
(la strada è rotta, piena di buche,
ma spingono avanti questi alberi larghi).

C’è qualcosa che chiama
qualcosa che chiama c’è
ed è antico e lacerante e rosso di terra.
Diventavano lontane anche le mie paure.

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Attesa

Arrivi, non arrivi, arriverai
piangerai, perché saprai solo piangere
e amerai, perché sei già amato.
Io sarò tra quelli con gli occhi lucidi e il sorriso grande
sarò in ginocchio, carponi, sdraiata.
Sarò felice delle tue ciglia.
Ti aspetto presto, ma non c’è fretta
c’è luna piena, la vita inizia?

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Buon compleanno amore mio

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Lingua italiana

Stasera vorrei essere nata a giugno:
uccellini che beccano i semi, bellissimo.
Certo settembre, il mio mese, non è male
meglio di novembre -una n- banalissimo.
Mercoledì e giovedì a modo loro mi appartengono
mentre dove e come non mi entrano in testa.

Reimparo così, coi numeri e le stagioni,
a parlare -senza parlare- la mia madrelingua.

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In memoria

Ti avrei portato a Milano, al castello Sforzesco, per mostrarti cosa significa per me.
Del Ticino ti avrei mostrato solo il San Salvatore -da lontano- e una finestra chiusa in inverno, perché non serve altro. Anche se a te sarebbe piaciuta Bellinzona, così carina e pittoresca (a quelli come te piace sempre) e io in fondo mi diverto a prendere il treno e dire "benvenuto in Europa" appena usciti dal Ceneri ai miei amici italiani.
Poi a Losanna, a prendere la cioccolata calda al bar sotto la cattedrale, perché tu in piedi su quella terrazza minuscola con la cattedrale alle spalle è un’immagine perfetta. E al negozio dove puoi comprare una balestra perché al confronto il cose strane di Padova non è nulla, e già quello ti piaceva.
A casa mia non ti porterei, perché non mi appartiene, ma vorrei vedere la tua: capire da dove era passato quel topo grasso e assaggiare la voce di tua madre.
Dopo potremmo anche lasciarci, non pensare mai più l’uno al nome dell’altra, e questa volta davvero sapere chi siamo.

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Qualcosa

Ti frequento da dieci anni, o giù di lì
e siamo diventati amici a un certo punto
anche se ti so più di quanto ti conosca;
ma quel che resta non sono nomi e numeri:
è la tua mano -quel giorno- davanti la finestra,
le tue labbra tonde quando ti ho dato ragione,
il tuo imbarazzo per cose semplici
e la voglia di dirtelo di non cambiare.

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Prilly-Malley Caslano

Un buco più lungo, un tragitto più breve.
Oggi anche io lo provo:
il Traforo della Galleria di Base del San Gottardo
anche il nome mi pare un po’ lungo, ridondante.
Ecco sono già ad Altdorf fra poco si va sotto
(un annuncio in quattro lingue lo sottolinea,
manca il romancio ma siamo abituati).
Poi nero:
il sole nella roccia non penetra
e comunque non ci sarebbe neve
da vedere lungo le traversine
venti minuti così
nel cuore di una montagna che sopra ha il sapore di casa.
Di là cambia cantone,
cambia lingua,
cambia anche il mare in cui finiranno i fiumi.
La musica dal telefono invece continua invariata
la connessione non esita per qualche tonnellata di patria.

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